In Veneto la app “Immuni” e’ rimasta inattiva

Il fatto, anche se pare già passato in cavalleria, è tut­t’altro che trascurabile. “Im­mu­ni”, l’applicazione che do­vrebbe avvertirci tramite il nostro smartphone se siamo entrati in contatto con un pos­­sibile positivo al virus, in Veneto non è mai stata o­perativa. L’app, voluta dal mi­nistero della Salute e col­pevolmente resa disponibile solo poco prima dell’inizio del­l­’estate – dunque quando le nuove positività erano as­sai ridotte e il morbo fiac­cato – ha fatto cilecca. Il motivo, lo ha ammesso la stessa Re­gione, è riassumibile così: le singole Ulss non hanno i codici per effettuare il tracc­iamento dei dati. In so­stan­za, non è stato possibile seguire i movimenti di chi ha scaricato l’applicazione. Tut­ta colpa della Regione? Non possiamo saperlo e nei pros­simi giorni, ci augu­ria­mo, venga fatta chia­rez­za. Ciò che ci risulta strano è che nessuno al ministero del­la Salute si sia accorto che dal Veneto non arrivavano se­gnalazioni. Per­ché delle due l’una: o a Ro­ma hanno rite­nuto che in Veneto il Covid fosse fuggito a gambe levate (magari!) oppure a Ro­ma hanno dormito. C’è poi un’altra questione. Come mai, leg­gendo varie testate on­line, ci imbattiamo in no­tizie degli ultimi mesi che se­gnalano un tot di casi sco­perti in Veneto grazie a Im­muni? Che tipo di dati può aver comunicato il ministero se l’applicazione dalle nostre parti non ha mai funzionato?

L’INTERROGAZIONE
Sono domande che non ci poniamo soltanto noi. Il se­na­tore veronese Vincenzo D’A­rienzo, esponente del Par­tito Democratico, ha sol­lecitato il ministro Roberto Spe­­­­ranza, a dare delle spiegazioni, quantomeno a interessarsi del caso. “Se­condo notizie di stam­­­pa” si legge nel­l’interrogazione par­­­­la­men­tare che porta la firma anche del vicepre­sidente del­la Com­­­­­­missione Sanità, “la app in questione non sa­rebbe sta­ta attivata in Ve­neto, ov­vero non sarebbe pos­sibile in tutta la regione con­di­vi­de­re i dati che ha tracciato via bluetooth di tutti i contatti nelle ultime set­ti­mane. Il fat­to è confermato da un co­mu­nicato stampa della Re­gione del 14 ottobre se­con­do cui ‘entro pochi giorni, al mas­si­mo lunedì 19, i servizi di igiene pubblica dovranno co­municare ai si­stemi in­for­ma­tici dell’ A­zien­da Zero i riferi­menti relativi alle segna­la­zioni di Immuni’. Non può sfug­gire la peri­co­losità di questo ritardo”, ha con­ti­nuato D’Arienzo. Che ha aggiunto: “Chissà per quanti contagiati non è stato pos­sibile effettuare il trac­cia­mento con l’app e preoc­cupa che la stessa situ­a­zione pos­sa essersi veri­fi­cata anche in altre regioni. Per questo”, ha concluso, “chiedo al mi­nistro Speranza una verifica per compren­de­re le ragioni della mancata attivazione di Im­mu­ni, so­stenere ogni azione fun­zionale alla sua attiva­zione e, se necessario, sur­ro­gare la Regione Veneto. E’ inoltre necessario verificare il cor­retto funzionamento do Im­mu­ni su tutto il territorio na­zionale”.

TRA REGIONE E GOVERNO
E’ del tutto evidente che D’Arienzo pun­ta il dito contro il go­vernatore Luca Zaia e i responsabili delle aziende sanitarie. E pe­rò è altrettanto chiaro, in attesa che venga fatta chia­rezza (semmai verrà fatta) che il ministero della Salute è quantomeno correspon­sa­bile del pa­stic­cio. Nel frat­tempo Zaia ha parlato della situazione sa­nitaria: “Anche oggi il bol­lettino ha dati che ci im­pongono un approccio serio, una cinquantina di per­­sone in terapia intensiva non sono poche, non ab­bia­mo ancora emergenza sa­nitaria ospedaliera in Ve­ne­to, ma il tema ci vede coin­­volti quo­tidianamente h24. Daremo comunicazione nei prossimi giorni di alcune scelte che abbiamo fatto, non bisogna abbassare la guardia, stia­mo rifacendo l’inventario del­­le terapie intensive, di tutti i ma­gaz­zini. Abbiamo un’au­to­suffi­cienza di almeno otto mesi, 54 mi­lioni di ma­sche­rine, siamo pron­ti al peg­gio”. Che ci auguriamo non arrivi mai.